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Scritto da Samuele Cecchi   
Giovedì 27 Dicembre 2007 01:00

L’ANGOLO DEL PASSATO:

FILARMONICA ALPINA  1858/2008  ...150 anni di musica

Di Samuele Cecchi

 

 

Nel lontano 1858 un gruppo di castiglionesi amanti della musica,  pensarono di dedicare la loro passione ad uno scopo nobile ed utile  al prestigio del paese, ossia, formare una Fanfara e così partecipare e soddisfare le esigenze che si presentavano in riunioni sia civili che religiose, come l’accompagnare processioni religiose per le vie del paese o altre manifestazioni di vario genere.

Con il passare del tempo, si diffuse nel paese un vivo interesse verso questi pochi elementi che formavano la Fanfara e si fece sempre più forte il desiderio di procedere alla formazione di un corpo musicale più completo; sebbene non vi siano documenti che lo confermino, la voce popolare dice che la sua nascita risale  all’anno 1858, con il nome di “Banda Popolare”. Già nel 1865, abbiamo una banda Popolare che si gestisce in modo autonomo e con i contributi dei  molti amatori e volonterosi concittadini amanti della musica.

Nonostante la passione fosse tanta, le difficoltà non dovevano essere poche, il costo quasi proibitivo degli strumenti, della divisa, della carta da musica, pagare un maestro e altre infinite difficoltà, mettevano a dura prova i bravi virtuosi della musica. Così, anche sollecitati dai paesani, si rivolsero al Comune, che con una delibera del 30 maggio 1874, ritennero opportuno intervenire e riconoscere ufficialmente alle sue dipendenze la già esistente Banda Popolare che venne definita “Banda Municipale”. Da quella delibera, il Municipio si propose d’impartire, tramite un Presidente, le direttive di massima e di contribuire alle spese di gestione, con il fine di assicurare alla Banda un consistente e costante organico, la sua duratura e funzionalità in ogni circostanza. L’incarico di dirigerla, fu affidato al maestro Serafino La Guardia, che durò per circa venti anni.

La Banda Comunale, da questo periodo, ebbe la sua divisa di colore grigio, copricapo con piume o penna e il cinturone con la sciabola, adeguandosi alla moda del tempo pervasa dal clima risorgimentale. E’ presumibile che la Banda, già prima di questo periodo, avesse un suo Statuto o almeno un Regolamento, ma non ci è stato possibile rinvenirlo. Il primo Statuto risale al 1884, venne ritrovato nell’Archivio comunale  e  modificato l’anno successivo.

La sua prima sede, di cui siamo a conoscenza, era situata nel palazzo comunale, sala che a quanto ci risulta, doveva essere illuminata da un solo lume a petrolio, a pieno scapito dei musicanti che male riuscivano a leggere i loro spartiti di musica, datosi che le prove si svolgevano nelle ore serali. Questo inconveniente fu in parte risolto, dietro la richiesta del maestro che  si rivolse al municipio, chiedendo di avere un lume in più. La domanda fu accolta e la sala Musica, ebbe il suo lampadario a petrolio in più, che unito al già esistente, con la sua piccola fiammella aiutava a dissipare il buio incombente della sala.  Il Comune, come stabilito dallo statuto, aveva formato la sua Commissione di Vigilanza per la Banda musicale e il maestro, la quale vigilava con zelo su tutto ciò che veniva eseguito e quello che il Regolamento o Capitolato imponeva; verificare se i musicanti avevano fatto tutte le uscite (i servizi fuori), se erano stati eseguiti tutti i pezzi stabiliti e nel caso in cui tutto questo non fosse avvenuto, vedere se la colpa era imputabile alla poca solerzia dei musicanti o alla negligenza del maestro.

La Sottoprefettura del Circondario di Castelnuovo Garfagnana, per conto dell’Accademia delle Società Musicali, nel gennaio 1888 chiese una Statistica sugli elementi che formavano la Banda Municipale di Castiglione, la quale risultava essere composta di 34 elementi, 26 suonatori e otto alunni. Il maestro percepiva uno stipendio di 700 lire.

Intorno al 1894, il maestro La Guardia fu sostituito da Joachin Beltram, maresciallo dell’Esercito che giunto all’età della pensione si era stabilito a Castiglione. Questo fino al 1899, quando il Comune, per le sempre maggiori difficoltà economiche, incominciò a disinteressarsi della Banda, fino al più completo abbandono a seguito del quale fu costretta a sciogliersi e Castiglione per 5 anni rimase senza la sua Banda.

Verso la fine del 1903 o al principio dell’anno seguente, per interessamento dell’allora Sindaco in carica,  Carlo Lucchesi e del signor Giovannetti Giuseppe detto il “Marzetto”, la Banda fu ricostituita, assumendo la denominazione di Filarmonica Alpina. Il ruolo di maestro fu affidato allo stesso Giovannetti e la Presidenza al Sindaco Lucchesi. La Banda, in breve tempo si fece notare per la sua notevole ripresa, tanto che già nel settembre si sentì pronta per partecipare al concorso per bande e fanfare che fu bandito a Castelnuovo, classificandosi seconda. Nel 1915, assunse il titolo di maestro Carlo Lucchesi. Carica che nella primavera del 1916 fu costretto a lasciare, perché richiamato alle armi, come lo furono molti elementi della Banda, che furono inviati in ogni parte dei fronti di guerra, la prima guerra mondiale e a causa di questo, la Banda fu per la seconda volta costretta a sciogliersi. Non appena ebbe fine questa lunga e sanguinosa guerra, si costituì un Comitato, composto da Pasquale Pighini, Alessandro Luigi Sebusiani, Sebastiano Bacci, Carlo e Luigi Lucchesi, assieme ad altri reduci e paesani interessati alla musica, che si prefissero di ricostituire la sciolta Banda musicale. Così dopo tanti lutti, la banda superò ogni tristezza e con passione e molto coraggio, sotto la direzione del Maestro Carlo Lucchesi, nel 1920 poté riprendere la sua attività. Ma appena la Banda ricominciò a respirare, fu ancora colpita da due gravi episodi: prima da una grave forma colerica chiamata “Spagnola” , poi nel settembre dello stesso anno, il 1920, fu coinvolta in un disastroso terremoto, con morti, feriti e molte case distrutte ed inagibili. Gli elementi della Banda, ancora una volta non si persero d’animo; rimasti senza Sede, senza Sala, che era situata nel Palazzo Comunale anch’esso inagibile e quasi completamente diroccato, recuperando i suoi strumenti rimasti sotto le macerie e con una passione inattaccabile, fecero risorgere la loro Banda.

Nel 1921, questa nuova “Fenice”, che risorge dalle fumanti macerie di una guerra, un’epidemia e un terremoto, era rimasta senza Sede e con rabberciati strumenti. Le prove venivano eseguite fuori paese in una baracca  per terremotati, luogo chiamato “al Giardinaccio”, ma alla guida del bravo e tenace maestro Lucchesi, ogni giorno cresceva, fino a raggiungere un consistente organico e un livello d’efficienza e di prestigio, che le consentono il 10 settembre 1922, di partecipare a un concorso per bande e conquistare il primo premio assoluto; da lì l’ulteriore denominazione di “Premiata”.

Seguirono tempi in cui vigeva che le bande paesane dovevano adeguarsi agli eventi del tempo, ed in manifestazioni civili erano chiamate a prestare il loro servizio con una adeguata divisa e suonando inni che inneggiavano al partito: anche Castiglione ebbe la sua Fanfara, chiamata la “Fanfara del Fascio di Combattimento”. Di questo periodo ci racconta la medaglia d’oro Filippi, anziano musicante che ha prestato il suo servizio nella Banda per più di 60 anni: “Anch’io partecipavo a quelle manifestazioni, indossando la divisa di Giovane Balilla, ma nella nostra Banda non cambiava niente, ci dirigeva il solito maestro, il Presidente era sempre lo stesso, gli elementi della Banda pure, cambiavano solo le marce che venivano suonate e la divisa, ed eravamo chiamati solo per manifestazioni civili, anche fuori paese”. Questa Fanfara a Castiglione, risulta che sia stata costituita dopo il 1928.

Nel periodo tra il 1923 al 1940, nella Banda tutto si svolse con regolarità, con piena soddisfazione e si potrebbe affermare che quello sia stato il miglior periodo degli anni passati. Ma ancora una volta tutto questo si doveva arrestare. Ne fu causa la seconda guerra mondiale (giugno 1940 aprile 1945) e per questi gravi motivi, la Filarmonica Alpina svolse dapprima la sua attività in maniera più ridotta, fino a cessare definitamene ogni suo servizio.

Finita la guerra, la Filarmonica si riprese assai lentamente, sia per mancanza d’elementi che di strumenti e spartiti, in gran parte distrutti sotto i bombardamenti. Ancora una volta la sua sede era stata distrutta da una bomba che aveva colpito il Palazzo Comunale ove risiedeva. L’orgoglio e la tenacità dei suoi elementi e il fervore cristiano dei paesani, resero possibile comporre un discreto complesso bandistico, che prestò servizio in occasione della “Festa del Ringraziamento”, per la fine della guerra, nel maggio 1945; la cerimonia culminò con il porto in processione del SS. Crocifisso, portato a spalla dai reduci di guerra, alla quale parteciparono, oltre alle nostre Confraternite, quelle di diversi paesi vicini con i loro sacerdoti e un’immensa partecipazione di popolo. In un prato in località Cigiana, all’ombra dei noci, vi fu l’omelia di un celebre predicatore. Poi la processione, accompagnata dal suono della Filarmonica, dallo sparo dei mortaretti e dal canto dei fedeli, rientrò in San Michele.

La Filarmonica gradualmente si ricostituì e già nel 1947, raggiungeva un valido organico e una piena efficienza in ogni  suo settore, frutto del serio e concreto impegno ed entusiasmo dei suoi bravi musicanti, incoraggiati dalla guida del corpo dirigente a dall’assidua e appassionata opera del suo maestro Lucchesi, che la diresse fino al 1953, anno in cui, per dissensi fra alcuni elementi nel tempo passato o per altre ragioni a me ignote, la Filarmonica ebbe una leggera flessione. Tutto questo lo si può vedere anche dai verbali fatti nelle riunioni del Consiglio di  quel tempo. Al maestro Carlo, subentrò un altro Lucchesi, Luigi  detto “Verdi”, che diresse la Filarmonica con valentia per alcuni anni, poi cedendo  ancora la pedana a Carlo fino al 1973; in quell’anno fu dato l’incarico di dirigere la Filarmonica, che fu assunto e svolto con vivo impegno da Amelio Giuntini, già valido collaboratore del maestro Carlo. Poi per motivi di salute, cedette la bacchetta al validissimo maestro Ugo Berti di Castelnuovo.

 

 

Nel 1980, prese la direzione della Filarmonica, il giovane e volenteroso Silvano Marcalli, più volte diplomato maestro e direttore di Banda, pluridecorato, insignito della Nota d’oro nel 2006. Esso ha saputo portare la Filarmonica all’ottimo  livello di poter senza timore gareggiare fra le prime della nostra Garfagnana e non solo. Oggi il Maestro Silvano Marcalli, è tuttora il validissimo direttore della Filarmonica Alpina di Castiglione.

Ultimo aggiornamento Domenica 30 Novembre 2008 22:32