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L'ANGOLO DEL PASSATO- RICORDI E APPUNTI DI GUERRA NEL 1945. PDF Stampa E-mail
Scritto da Samuele Cecchi   
Giovedì 03 Gennaio 2013 21:05

Nel gennaio 1945 cadde una folta coltre di neve che gelandosi rimase sul terreno per quasi tutto il mese. Così, alla paura verso i soldati tedeschi, verso i partigiani e i repubblichini, si sommarono le cannonate, le bombe degli alleati e pure la sofferenza per il gelo. La notte del 17 gennaio fu una notte fitta di scambi di cannonate tra alleati e tedeschi; si sentivano dal fronte le interminabili e terrificanti scariche di mitragliatrice. Al mattino si alzò nel cielo un tiepido sole; tutto appariva calmo ma non durò molto. Era circa mezzogiorno e mi trovavo al colle San Marco quando vidi spuntare da sopra Castelnuovo quattro caccia bombardieri che viaggiavano in posizione parallela. Poco sopra di me si posero in fila, si piegarono a sinistra e, rigirandosi in picchiata passarono fra me e le Pianacce. Aprirono i loro portelli e potei vedere quei grossi siluri, che gli aerei continuavano a seguire fino quasi a terra, poi con un fortissimo rombo riprendevano quota contemporaneamente al grosso fragore dello scoppio della bomba. Io tremante di paura mi rifugiai dentro ad un vecchio castagno la cui base si era vuotata formando una piccola capannuccia dove credevo di essere al riparo dal pericolo. Fu peggio per i poveri abitanti di Castiglione che vi rimasero uccisi: ben cinque persone morirono e vi furono diversi feriti gravi tra i quali una giovane sedicenne che morì pochi giorni dopo. Le salme furono portate nella chiesa di San Pietro e distese sopra delle coperte sul pavimento e dopo pochi giorni tumulate nel nostro Cimitero. In quegli stessi giorni a Trombacco, vicino Vergemoli, morì, in un conflitto a fuoco coi tedeschi, il diciassettenne partigiano Giovanni Forti mio grande amico. Il tredici febbraio presso Castelnuovo, trovarono la morte in un rifugio colpito da una bomba, il Cappellano Raffaello Rossi con tutta la famiglia, composta da padre, madre, sorella e un fratellino. Erano nativi di Castiglione e morirono con molte altre persone. Il 19 febbraio alle 7,45, otto caccia si diressero su Castiglione scaricando il loro carico di bombe; fu colpito il Comune e la casa Morelli ma per fortuna si contò un solo ferito.

   La notte del 3 marzo, i partigiani entrarono nella casa Morganti a Cerageto (che oggi appartiene al nipote Giovanni) e sorpresero nel sonno due soldati tedeschi: uno fu ucciso, l'altro benché grave, difese gli abitanti di Cerageto dalla rappresaglia che ne poteva conseguire e salvò loro forse la vita.

   Il 10 marzo, sempre durante la notte, un gruppo di partigiani circondò la casa di Montepigoli dove erano alloggiati 4 soldati tedeschi. Intimarono loro di arrendersi: tre che cercarono di difendersi furono uccisi, il quarto si arrese e fu fatto prigioniero. Questi soldati avevano occupato la casa e la stalla dove tenevano sei cavalli e un miccetto. Lo scopo dei partigiani era quello di rapire gli animali e così accadde. Faccio notare che fra i soldati si trovavano mescolati tutti i membri della famiglia Rossi di Montepigoli.    

   La notte del 20 marzo fu molto disturbata dal fragore e dagli scoppi che si udivano dal fronte e alle 6,30 quattro caccia bombardarono ancora Castiglione. Stavolta venne colpita la canonica di San Pietro ma non vi sono feriti perché ormai il paese era disabitato: la gente si era rifugiata quasi tutta nelle campagne occupando le stalle e i metati delle selve. A Pasqua il parroco celebrò la Messa nei sotterranei della Rocca e in casolari di campagna e mi ricordo che celebrò pure alla località Selve, nel corridoio della casa.

   Racconta Elio Suffredini: ” I tedeschi avevano trasformato il nostro garage in una cucina da campo dove preparavano il rancio da portare ai soldati impegnati al fronte. Nella nostra stalla avevano sistemato 10 cavalli ma nella notte del 30 marzo i partigiani riuscirono a portarli via. Il mattino dopo i tedeschi presero tutta la nostra famiglia, ci portarono nelle vicinanze di casa Longhi ma fortunatamente, dopo un lungo interrogatorio e dietro l'intervento del Dottor Lucchesi, ci fu concesso di tornare a casa. Dopo alcune ore, si presentarono due soldati repubblichini, un sotto ufficiale e un soldato. Mentre il sotto ufficiale interrogava mio padre, l’altro soldato che era seduto su una sedia si gingillava con la propria arma. All’improvviso lasciò partire un colpo che andò a spezzare la gamba a mio padre. I soldati sparirono e portammo soccorso a mio padre; poi il Dottor Lucchesi lo curò, con mezzi di fortuna, riuscì a fargli un’ingessatura che gli permise dopo lungo tempo una guarigione accettabile “.  

   Il 6 aprile i partigiani catturarono 14 Pionieri italiani e un mitragliere tedesco. Il Generale Carloni minacciava di fucilare lo stesso numero di ostaggi che si trovavano dove era avvenuto il rapimento. La località era Coffonaia dove io abitavo con tutta la famiglia. Per nostra fortuna, il Maggiore Bin a cui era stato dato l'ordine non fece catturare nessuno ostaggio. Non ci fu mai alcun interrogatorio sul fatto, forse perché eravamo verso la fine di questa lunga guerra e gli animi si erano un po' addolciti. Questi 14 soldati erano del Genio Pionieri e ogni mattina, già da alcuni mesi giungevano a piedi da Castiglione fino alla località Cornacchia. Scavarono nella strada e fecero sei grosse buche quadrate profonde 5 o 6 metri la cui armatura era fatta con porte e finestre prese dalle case a Castelnuovo e forse anche a Castiglione. Nelle buche, che erano collegate tra loro da piccole gallerie, posero 6 quintali di tritolo che fecero brillare il giorno 18 aprile verso le ore 14,00.

Vi fu un gran boato e i sassi volarono fino alla lontana costa di Chiozza che era di fronte. Più tardi fu fatto brillare pure il bel ponte a tre arcate di Castiglione e verso sera quello dei Due Ponti verso Villa. Dopo due o tre giorni arrivarono le truppe di colore degli alleati, guardinghe e ancora incerte se i tedeschi se ne fossero andati o meno.

Il popolo di Castiglione tributò un solenne omaggio al SS. Crocifisso, per essere stato risparmiato da maggiori e più gravi danni della guerra.

Samuele Cecchi.