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RICORDANDO IL 25 APRILE: "LA STAFFETTA FEDORA" (Tratto da "Con la guerra negli occhi" di O. Guidi) PDF Stampa E-mail
Scritto da La Redazione   
Mercoledì 25 Aprile 2012 13:06

TRATTO DA “CON LA GUERRA NEGLI OCCHI” Donne e uomini di Garfagnana raccontano 1943/45. A cura di Oscar Guidi.

LA STAFFETTA FEDORA

Una delle figure più rappresentative che emergono dalla nostra documentazione è quella di Fedora Pieroni, attiva collaboratrice del movimento partigiano nella zona di Vergemoli-Trassilico, ove operava il Gruppo “Valanga”. Di fronte ad incomprensioni, timori, contrasti personali e forse politici che agitano gli uomini, emerge risoluto il suo carattere, la sua dedizione alla causa, ma soprattutto il suo essere e sentirsi donna. Così, di fronte alla trascuratezza ed all’indifferenza degli uomini che avrebbero dovuto agire, è lei che sotto la pioggia, esponendosi al possibile fuoco nemico, si reca a recuperare la salma del partigiano Fedele Vangioni, ucciso da una scarica di mitragliatrice tedesca sotto il paese di Trassilico. La relazione è del presidente del Comitato civile di Vergemoli Bruno Mignani, datata 6 ottobre 1944. La dichiarazione di Fedora è controfirmata dalla compagna Matilde Iacopetti. Lo scritto proviene dall’archivio privato Bruno Mignani (Piazza al Serchio).

"(Appresi) la notizia che la sera del 3/10/44, verso le 17, cadeva in combattimento il vice comandante Vangioni Fedele, uno degli uomini che più aveva fatto e faceva per la causa di liberazione. Comunicai tale notizia ai membri del comitato, i quali, con mio rincrescimento, rimasero freddi come in quasi tutte le cose che riguardano questo movimento. Il giorno appresso mandai una staffetta in Trassilico, ove era avvenuta la morte del Vangioni. Detta staffetta mi comunicava che non era ancora avvenuto l’interramento e che nessuno si interessava di questo. Immediatamente (rimisi) una nuova staffetta nella persona di Pieroni Fedora, signora che ha dato alla causa ogni attività, rischiando anche la vita, come può comprovare il comandante del Gruppo Mario De Maria e tutti i compagni d’arme (Attualmente detta signora ha in casa due feriti russi che cura con amore. Questo posso asserirlo con cognizione di fatto, recandomi due o tre volte al giorno presso di loro per vedere di cosa hanno bisogno, come procede la malattia…). Consegnai alla medesima una lettera indirizzata al presidente del Comitato civile di Gallicano, con il quale sta a Trassilico (non so se per il pericolo) dicendogli che trovandosi lui a Trassilico ed essendoci in detto paese un Comitato civile, mi meravigliavo come non fosse ancora avvenuto l’interramento del cadavere. Ordinavo quindi che detto interramento fosse fatto. La signora Pieroni ha rilasciato questa dichiarazione:

“Stamattina, 5 ottobre 1944, per ordine del Presidente del comitato civile di Vergemoli mi sono recata a Trassilico in casa del cap. Valentini, presidente del Comitato civile di Gallicano, per sapere notizie precise circa la morte ed il seppellimento del vice comandante Vangioni Fedele. Ho consegnato la lettera, e dal Valentini mi è stato assicurato che la salma era stata, durante la notte, recuperata dai camerati del Gruppo Valanga. Le notizie sono state imperfette ed il modo in cui mi sono state date poco cortese, tanto da destare in me un po’ di sospetto. Sono solita fare le commissioni col biglietto di andata e ritorno, ma dubitando di quanto mi era stato riferito, eseguivo l’ordine di recarmi sul posto e perquisire il compagno Vangioni. Ho trovato per guida (cosa da segnalarsi) non membri del Comitato, né patrioti, ma il Sig. Pieroni, ex commissario del fascio repubblicano di Vergemoli. Arrivata ad un certo punto la guida ha sostato ed io ho proseguito verso la località “Zappelli”. Sotto la pioggia che imperversava ho scorto la salma del compagno Vangioni. Mai come in quel momento ho sentito di essere veramente donna, mai come allora ho sentito che la donna italiana può tutto, quando sente veramente. Le lacrime sono segno di debolezza e non si deve essere deboli di fronte a chi ha saputo morire….. Ho stretto al mio petto la salma dell’eroe e l’ho portata con me sotto la pioggia. L’ho trascinata pesantemente, e quando le forze mi sono mancate ho trovato presso di me la buona guida che avevo lasciato e la signora Matilde Iacopetti di Vergemoli e con essi ho trasportato la salma in una capanna.

Ho confrontato in quel momento la figura del Pieroni con quella di qualcuno che sfrutta il tesserino di patriota ed ho sentito che spesse volte la sorte ha le sue ironie. Ho perquisito il morto come da ordini e non ho trovato niente di importante. L’orologio, l’anello matrimoniale, il portafoglio sono spariti. In mano forse del fratello? In mano di un camerata? Mi sono recata, come d’intesa col presidente del Comitato civile di Vergemoli, a prendere accordi circa la costruzione della cassa e dal parroco per il seppellimento. Il parroco mi ha assicurato che nella notte verrà sepolto il cadavere. Non ho mancato di fare la visita di commiato al Sig. Valentini. Non l’ho trovato ma mi si dice dalla figlia che era andato ad ispezionare sulla via (anzi a Verni) la zona per vedere se il morto fosse ancora sulla strada, si intende munito di binocolo. Ripeto che la figlia mi ha accolto poco benevolmente e mi ha chiesto quale diritto avevo di rimuovere il cadavere. Ho risposto poche parole: “Ordine Bruno e con il diritto di donna cristiana e italiana”.

 

Con la guerra negli occhi – Donne e uomini di Garfagnana raccontano 1943/45.

A cura di Oscar Guidi

Comunità Montana della Garfagnana

Banca dell’Identità e della Memoria

Ultimo aggiornamento Domenica 06 Maggio 2012 18:06