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CHIOZZA: INTITOLAZIONE DEL PARCO AI MARTIRI DELLE FOIBE. PDF Stampa E-mail
Scritto da Elena Guazzelli   
Mercoledì 07 Luglio 2010 11:08

L’amministrazione comunale, su proposta del gruppo consiliare di minoranza, ha intitolato al ricordo dei martiri delle Foibe il parco antistante la scuola elementare di Chiozza.

Riportiamo l’intervento della vice sindaco Elena Guazzelli.

 

 

 

Oggi ricordiamo gli eventi tragici delle “Foibe”, che testimoniano come la guerra possa solo accrescere l’odio, fino all’annientamento della dignità e del valore di ogni essere umano. Le drammatiche vicende delle foibe, sono storicamente legate sia alla prima che alla seconda guerra mondiale. Alla prima guerra, perché con la firma del Trattato di Rapallo nel 1920, tra il Regno d’Italia, Serbi, Croati e Sloveni, furono annesse all’Italia: Gorizia, Trieste, l’Istria, Zara poi nel 1924 la città di Fiume. Negli anni successivi, il regime fascista impose in tutta la Venezia Giulia una violenta politica di snazionalizzazione, un vero e proprio programma di “distruzione dell’identità” che ebbe come prima conseguenza la fuga di gran parte delle minoranze della Venezia Giulia. La seconda conseguenza fu il radicarsi di un forte sentimento anti-italiano. Dopo l’armistizio del ’43, e veniamo quindi alla seconda guerra mondiale, si registrò il primo fenomeno di Foibe in Istria e Dalmazia per mano dei Titini, poi nel 1945, il movimento partigiano di Tito scatenò un’ondata di violenza nelle zone di Trieste, nel Goriziano e nel Capodistriano, furono arrestate molte migliaia di persone, in larga parte Italiani, ma anche Sloveni contrari al progetto politico comunista-jugoslavo. Furono praticate esecuzioni sommarie immediate nelle foibe e vi furono deportazioni nelle carceri e nei campi di prigionia.

L’ondata di violenza cessò nel giugno del ’45, ma gli italiani continuarono ad essere perseguitati fino almeno al 1947, soprattutto nella parte dell’Istria più vicina al confine e sottoposta all’amministrazione provvisoria jugoslava.Dopo questa sintesi storica, voglio proporvi alcune riflessioni. Innanzi tutto, partendo da un dato di fatto, mi sento di asserire che l’odio può solo richiamare odio, il rancore non può dare origine a civili sentimenti, ogni guerra può solo lasciare segni immensi di dolore, ferite difficilmente rimarginabili. La seconda riflessione riguarda i regimi totalitari, siano essi ascrivibili al fascismo piuttosto che al comunismo, nelle loro forme esasperate hanno prodotto errori ed orrori che hanno segnato irrimediabilmente la storia e per questo debbono essere condannate. Per concludere ritengo doveroso ricordare, questi, come altri, fatti tragici, come altrettanto doveroso, credo sia pensare che ancora oggi, nonostante la modernizzazione, ci sono ancora troppe situazioni di guerra in cui muoiono persone innocenti. Il messaggio che il “Giorno del Ricordo” deve lasciare a noi, ma che deve connotare il modus operandi dei nostri capi di stato e di governo, è che fin quando le ragioni che uniscono non prevarranno su quelle che dividono, fino a che il dialogo e la diplomazia non guideranno le azioni di chi ha responsabilità di governo, nulla di ciò che è stato faticosamente costruito potrà essere considerato per sempre acquisito”.

Elena Guazzelli

Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Luglio 2010 11:30